Verso
la fine degli anni '60 il grande ingegnere Fabio Taglioni progettò
una nuova tipologia di monocilindrici in grado di espandersi fino
ad una cilindrata di 450 cc. , denominati "carter larghi"
, che divenne la serie di motori " mono " più potenti
e moderni prodotti dalla Ducati. L' Ingegner Taglioni riuscì
ad applicare il sistema di distribuzione desmodromica sulle testate
di questi motori , caratteristica così riuscita che ancora
oggi mette in evidenza i propulsori della Casa bolognese .
Lo
Scrambler era una nuova idea di motocicletta che rompeva con la tradizione
per dare vita ad un nuovo stile ispirato all'America " hippy
". La moto nacque infatti per il mercato statunitense e poi in
un secondo momento fu stabilito di lanciarla in grande stile anche
da noi . Allo stesso tempo però era impreziosita da peculiarità
delle raffinate motociclette italiane. Il fattore estetico era imprescindibile,
secondo me, nella scelta di questo motociclo che, se pur con una messa
in moto a dir poco assassina e con prestazioni non esattamente delle
più esaltanti, esercitava un fascino notevole.
I colori stessi , arancione , giallo , e poi azzurro ,nero con gli
ampi inserti cromati del serbatoio erano cromaticamente modernissimi.
Lo Scrambler era estremamente maneggevole con soli 133 kg. di peso
. Il suo manubrio largo, il serbatoio a goccia affascinante per le
cromature, la linea filante , il suo rombo inconfondibile ; appariva
incredibilmente attuale e lo è ancora . Circa 50.000 esemplari
furono prodotti fra il '68 ed il '76 , nelle tre cilindrate 250-350-450
. Il 350 fece il suo esordio nel 1969 , preceduto l'anno prima dal
250.
Delle
tre motorizzazioni forse il 350 è proprio quello più
riuscito , vuoi per una maggiore corposità rispetto al "
fratellino " e vuoi anche per una superiore robustezza rispetto
al 450 , messo troppo a dura prova dalle vibrazioni.
Il capitolo delle vibrazioni appunto è sempre rimasto un tasto
dolente per questa moto : erano terribilmente fastidiose e di norma
provocavano danni più o meno seri al motore e a parti della
carrozzeria. Abbastanza frequenti dunque anche trasudi di olio ai
quali puntualmente si cercava di riparare.
La componentistica usata era piuttosto modesta , soprattutto sulle
prime serie , ed andava soggetta spesso a rotture sempre a causa delle
vibrazioni. Contagiri e contachilometri venivano tritati uno dopo
l'altro
E' stata inoltre una tra le prime moto italiane dotata del cambio
a 5 marce , cambio peraltro non proprio da vertici di gamma.
Veniva fornita a scelta con una marmitta a scarico corto ( fetta di
salame ) oppure a scarico lungo , meno rumorosa. Il rombo comunque
resta ineguagliabile
Nel corso della sua " evoluzione " lo Scrambler fu dotato
poi di un'accensione elettronica Motoplat in luogo delle puntine ma
la tanto auspicata soluzione se favoriva leggermente la messa in moto
penalizzava a più riprese l'impianto
elettrico. Quindi alla fine le vecchie puntine , se tenute registrate
a modino , forse erano anche meglio. E questa manutenzione si rendeva
consigliabile anche ai più pigri , pena la possibile amputazione
di un arto inferiore
A metà degli anni '70 la Scrambler andò in pensione
: la fine della carriera fu dovuta principalmente allo strapotere
delle fantastiche due tempi da regolarità e , su strada , delle
innovative giapponesi .
I
MODELLI
1 ^ Serie
1969 - 1972

Colorazioni : arancione , giallo.
Strumenti CEV.
Accensione a puntine.
Soffietti sulla forcella e sugli ammortizzatori.
Borsette laterali in pelle.
Filtro dell'aria in reticella d'acciaio.
Sella liscia.
2 ^ Serie
1973 - 1975

Colorazioni : arancione , giallo , azzurro.
Strumenti : Smiths.
Accensione elettronica.
Fianchetti laterali metallici.
Filtro dell'aria di carta.
Sella a righe.