YAMAHA
RD 350 1975
CONSIGLI,
PREGI E DIFETTI
Contrariamente
a quanto si fa di solito in questi casi comincio dai difetti , perché
sono così pochi che si fa presto ad elencarli.
Partendo dal presupposto che la RD fu apprezzata particolarmente sul
mercato americano si può capire il motivo del manubrio
così alto.
Un vero peccato perché per guidare questa belvetta al meglio
non è proprio indicato , tant'è che all ' epoca almeno
in Italia veniva quasi regolarmente sostituito con un paio di tronchetti.
Io sono da sempre fautore dell' originalità ma in questo caso
la tentazione è stata tanta
In secondo luogo l'avantreno è
un po' leggerino , niente di nuovo per quegli anni , ma considerato
che è una moto che invita sempre a spingere , un po' più
di sostanza non guastava. Peraltro è una critica velata perché
allo stesso tempo , guidandola , ci si rende conto che è pur
sempre più stabile di molte sue contemporanee.
Terzo e ultimo punto dolente , seppure in modo tollerabile , è
la facilità con la quale la signorina tende a sporcare le candele.
Ora , niente a che vedere con mostri tipo Kawa 500 , però se
non c'è la possibilità di tirare spesso e volentieri
, bisogna rassegnarsi a portare in tasca perlomeno la chiave. Ci sta
che possa servire
Detto questo, abbiamo esaurito i punti negativi.
Ben poco al confronto di quanto di positivo , inebriante e divertente
offre questa Yamaha andandoci in giro.
In sella viene da chiedersi se si è su una bicicletta piuttosto
che su una moto. Innanzitutto è piuttosto corta. E poi 143
kg di peso sono davvero niente , questo non fa altro che
aumentare la voglia di dare gas ovunque , curve larghe , strette ,
tornanti , non solo in rettilineo o su partenze brucianti.
La ripresa che spara fuori questo
motorino è entusiasmante , un bicilindrico cattivo come pochi
, rabbioso come solo il due tempi sa essere.
Le due belle marmitte lunghe emettono un ringhio che frastorna , tutto
è stato pensato dalla Casa per correre e niente altro.
Ogni tanto mi diverto a misurarmi con qualche naked attuale sullo
sprint breve e devo dire che fino a parte della terza marcia le mie
soddisfazioni me le tolgo ancora.
E ciò la dice lunga sulla validità del motore e le sue
prestazioni. Consideriamo infatti che allora
39 cavalli su una 350 non erano pochi. La Suzuki 380 ad
esempio arrivava a 38 ma disponeva di una trentina di cc. in più.
Solo la Kawasaki S2 350 era più potente ma anche più
pesante e di una concezione già un po' passata.
In relazione alle prestazioni devo dire che la frenata nel complesso
è accettabile ; sicuramente da questo punto di vista , la minore
massa che il mezzo si porta dietro aiuta . Inoltre la pinza lavora
discretamente , comparandola ad altre dell' epoca.
Un' altra peculiarità è rappresentata dalla facilità
con la quale la si mette in moto. Difficilmente fa i capricci e a
caldo qualche volta sono riuscito ad avviarla spingendo la leva con
una mano. Da notare che spesso, all'accensione , intercorrono una
manciata di secondi fra la partenza di un cilindro e l'altro :
niente di preoccupante.
Il consumo di benzina è
sostenibile ( sui 15 km/lt. ) se non si comincia a dargli a manetta
sempre , altrimenti scende vistosamente . Per il carburante e l'olio
miscela vale quanto detto per le altre due tempi e dunque non ci sono
particolari controindicazioni.
Come sempre è buona regola ogni tanto controllare l'olio della
scatola del cambio , tramite l'astina sul carter destro . La durata
è buona ma è bene tenerlo d'occhio saltuariamente per
non lasciare gli ingranaggi a secco.
Per quanto riguarda infine la situazione dei ricambi
a mio modo di vedere è abbastanza tragica. In Italia poche
cose : all'estero senz'altro maggiore completezza ma anche prezzi
sostenuti.