KAWASAKI 500 H1D 1973

CONSIGLI, PREGI E DIFETTI

 

Ancora oggi quando la prendo per andarci a fare una bella girata le sensazioni che ne ricavo alla guida sono inebrianti, posto che per apprezzare le sue migliori caratteristiche bisogna avere dentro la passione per il due tempi e le emozioni che esso regala.
Perché queste emozioni, credetemi, sono sicuramente di vario tipo…….
Di solito con tre o quattro scalciate la signorina si mette in moto regolarmente; gradisce partire sul cavalletto centrale, soprattutto a freddo. Con il pollicione sinistro spingo lo scomodo manettino dell'aria pensato, a mio modo di vedere, in modo un po' infelice e via…
Il ruggito si fa sentire immediatamente, dagli scarichi nuvole di fumo grigio azzurrognolo invadono lo spazio circostante. Che goduria…
La fase di riscaldamento non è particolarmente lunga, il motore tende ad entrare in temperatura con relativa rapidità. Una volta partito comincio ad assaporare tutto ciò che di pazzesco ed incredibile è parte di questa motoretta…
Per quei pochi che magari non lo rammentano, è bene ricordare che la prima e tutte le altre a seguire sono in su, come sulla 750. Solo la folle è in basso.


Ai bassi regimi il rumore è quasi un rantolo cupo, un borbottio sommesso che nulla fa presagire di quel che sarà poi. Questo fenomeno poi tende fisiologicamente ad accentuarsi se ci si dimentica di sostituire le candele con molta frequenza. Ho notato che ogni 300-350 km al massimo le tre simpatiche NGK B9HS vanno prese e lanciate nel cestino, perché non ce la fanno più.
E' una moto nata e costruita per girare alta, c'è poco da fare. Sotto i 5200-5300 giri soffre maledettamente. Le candele si bagnano, le marmitte cominciano a riempirsi di benza e olio. Dunque l'unica possibilità è tirarla quanto più possibile e allora si gode!!
Se talvolta ci si avventura in città, ad esempio, non potendo sparare tutte le cartucce bisogna rassegnarsi ad un andamento piuttosto faticato. Alla prima occasione che si offre …spalancare il più possibile il gas!!
E qui, la musica cambia.. Eccome se cambia.. Il rantolo si trasforma in un ringhio rabbioso.. la lancetta del contagiri schizza in su che è un piacere, e ti rendi conto che questo vecchio ferro ancora vola…
Chi ha coraggio, io non sono tra questi, potrà ancora divertirsi con qualche bella impennata tra prima e seconda. Ma in ogni caso vedere il contachilometri a 150 è davvero questione di poco…
È così che vuole essere guidata, è nata per questo.


Lunghi rettilinei, curve veloci, accelerazioni mozzafiato. In queste condizioni la Kawa da il meglio di sé. Il peso abbastanza contenuto, rapportato alle prestazioni, garantisce un mix spumeggiante. Nei testa a testa con le omologhe dell'epoca non c'è trippa per gatti. Spesso allora, e l'ho fatto anche io oggi, molti sostituivano il pignone con uno dotato di un dente in meno per garantirsi uno spunto ancora più bruciante. Tutto sommato forse non ce n 'era neanche bisogno.
Dico subito che secondo me la storia che il motore potesse grippare per uno scarso raffreddamento del cilindro centrale si colloca nell'ambito delle leggende metropolitane.
Invece ricordo che all'epoca, molti di quelli che avevano simpaticamente grippato, erano personaggi che tiravano a tutta perennemente, questa è la realtà. Dalla prima a 7000 giri e via così continuando. .Divertente, ma con questo e solo questo sistema poteva presentarsi alla lunga anche qualche inconveniente.


E veniamo però anche alle dolenti note relative alla guida.
Imputato numero uno, la frenata. Un piccolo disco pieno all'anteriore esiste, poi……poco altro.
Onesto tamburello al posteriore e tutto sarebbe nella norma guardando anche la concorrenza. Il problema nasce dal fatto che questo impianto, legato alle prestazioni del motore,diventa ridicolo.
E dunque, esattamente, la moto non frena …perché corre troppo, non solo perché i freni sono inadeguati.
Imputato numero due le sospensioni. Ed anche qui qualche bel brividino spesso e volentieri lo si può sentire correre dietro la schiena. Difetto endemico di tutte le Jap degli anni 70 ma che qui assume una rilevanza ancora più significativa per lo stesso motivo di cui sopra, cioè perché può diventare letale su una moto che fila così…
Non è raro infatti arrivare veloci su un bel curvone lungo, abbastanza aperto, e cominciare a sentire
la moto dimenarsi come un serpente, un mamba impazzito.
Sensazione che raccomando, invero piacevole, che istintivamente fa pensare alla propria vita e alla fuggevolezza del tempo.
Sia la forcella che gli ammortizzatori sono estremamente cedevoli, non accompagnano a velocità sostenute e fanno sì che la stabilità diventi una chimera. Nettamente sottodimensionate rispetto alle
potenzialità effettive del mezzo.


Dunque, fatti due conti, stare all'occhio in questi casi mi pare un consiglio da buon amico.
Un altro piccolo limite è rappresentato dalle strade in salita. O meglio, da quelle strade tortuose dove mancano quasi del tutto rettilinei. Qui la bara diventa un po' deficitaria. Se non c'è la possibilità di sparare ogni tanto col gas bisogna rassegnarsi a cambiate e scalate continue. In casi come questo poi diviene fondamentale una carburazione a posto e candele ok, altrimenti può trasformarsi in una tortura. Era una caratteristica comune ai due tempi ma forse il Mach III l'aveva più accentuata.
Ultimi accorgimenti possono riguardare i carburatori, i mitici Mikuni VM 28. Sono del tipo a depressione, di qui la posizione PRI sul rubinetto della benzina. Per evitare guai del tipo ingolfarsi, perdite vistose di carburante a moto ferma, io di solito la lascio sul cavalletto centrale e mantengo,anche da fermo, il rubinetto sulla posizione di riserva. Vedo che così tutto funziona a meraviglia.
A proposito della benzina è utile ricordare che la belvetta ha un consumo astronomico, sui 6,5 km/litro. Pertanto nel corso di una girata un po' più lunga è bene sperare di incontrare un benzinaio sul proprio cammino, pena il rischio di restare a piedi. Il serbatoio ha una capacità di 16 litri……regolatevi. La verde normale, essendo un due tempi, va già bene. Io comunque la nutro a V Power, hai visto mai…
Il serbatoio dell'olio per la miscela, ecco, quello sempre pieno. Un bell'olio sintetico va benissimo, un minerale ricinato è forse più fetish ma impasta tutto che è un piacere e poi…con questa moto si da nell'occhio già a sufficienza.


I ricambi si trovano quasi nella totalità, originali o buoni aftermarket. I prezzi purtroppo salati anzichèno.
In conclusione, una moto da brivido. Il fatto che questo modello fosse stato depotenziato, 59 cavalli anziché i fatidici 60, non si avverte poi più di tanto.
Rispetto al primo uscito, col tamburo suicida all'anteriore, "frenicchia" un po' di più.
Ma se siete malati del due tempi, se volete ancora provare quelle sensazioni da samurai, è la moto giusta.

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